
Le più belle storie d’amore, o se si vuole le più fortunate, sono quelle in cui due persone stanno insieme non per vincolo o necessità, ma per scelta. Tuttavia, può accadere che uno dei due si allontani e allora chi resta, lungi dal sentirsi tradito o defraudato, scrive una cosa così. Non vuole trattenere il già stato ma rimarcare che la morte gli è straniera.
Quel mio ritornare a te
da tutte le strade
per sottrarci da tanta morte
e ricucire i luoghi
feriti
di una vita che qui
è stata vita
per un poco
L’errore è all’inizio
in quell’inesausto vivere in trincea
l’errore è nel mezzo
in quel fermo andare e tornare
al taglio
l’errore è in prossimità della fine
in quel minuto puntare
lo specchio sgomento
la conseguenza del mattino
uno schianto in due tempi
e il limite era di vele
azzurro
Dove l’azzurro si fa curva
e la vita è una frattura
in fiore sul muro
è qui
dove vivo
anche quando sono altrove
misuro la strada in frammenti
di noi
guardo due volte
guardo da vicino
anche quando è lontano
e se trattenere non posso
tocco
ogni cosa
con le nostre canzoni
la prima
la seconda
l’ultima
e imparo la perdita
Di tu in noi
tengo ogni cosa
perfino i refusi
delle ore metodiche
piano
mi muovo nell’ingombro
del nostro tempo
a piedi nudi
fra le formule giudiziarie
il cappello antipioggia
e le risate sulle scale
lascio ogni passo
ogni impronta
lascio ogni gesto
qui
dove avevamo una scadenza
faccio ogni cosa
per l’ultima volta
Cettina Caliò, Di tu in noi, La nave di Teseo